Una gallina domani: darsi obiettivi chiari per smettere di sprecare energie
Il problema non è non avere obiettivi. È averli troppo vaghi.
Quasi tutti, se interrogati, dicono di avere degli obiettivi.
“Crescere”, “fatturare di più”, “lavorare meglio”, “ridurre lo stress”.
Il punto è che questi obiettivi non aiutano a decidere nulla.
Non aiutano a capire se una scelta è giusta, se un progetto vale il tempo che richiede, se un cliente è davvero in linea con la direzione che si vuole prendere.
Un obiettivo utile, invece, fa una cosa precisa: ti obbliga a scegliere.
Ed è qui che entra in gioco il metodo SMART.
Che cosa significa SMART
SMART è un acronimo inglese che descrive come dovrebbe essere fatto un obiettivo perché sia davvero utilizzabile nella pratica: Specifico (Specific), Misurabile (Measurable), Raggiungibile (Achievable), Rilevante (Relevant), legato a un Tempo definito (Time-based).
La cosa importante, però, è questa: un obiettivo si può chiamare SMART solo se contiene tutte e cinque le caratteristiche. Se ne manca anche una, spesso resta a metà strada: magari è una buona intenzione, magari è motivante, ma non diventa una guida concreta nelle decisioni quotidiane.
Cosa sono gli obiettivi SMART e perché servono davvero
In sostanza, un obiettivo SMART serve a dare contorni netti a quello che altrimenti rimarrebbe vago. È un modo per trasformare un “vorrei” in un “faccio”. E non solo per i grandi traguardi: funziona sia sugli obiettivi di breve periodo (un progetto, un cambiamento organizzativo, un risultato trimestrale), sia su quelli di lungo periodo (crescita, posizionamento, evoluzione dello studio o dell’azienda).
Il bello del metodo SMART è che non ti spinge a ragionare per obiettivi isolati, “a caso”, come traguardi fini a sé stessi. Ti aiuta invece a costruire un percorso: definisci un obiettivo attuabile, lo raggiungi, e quel risultato diventa il gradino su cui poggiare l’obiettivo successivo. In questo modo la crescita diventa più graduale, più leggibile e anche più sostenibile.

Le cinque lettere, spiegate in modo pratico
La prima lettera è S come Specifico. Qui l’idea è semplice: se l’obiettivo è generico, ti confonde. Se è specifico, ti orienta. Dire “voglio migliorare” non cambia la giornata di nessuno; dire invece “voglio aumentare i clienti di consulenza” o “voglio ridurre il tempo speso in attività ripetitive” costringe a chiarire che cosa stai davvero cercando di ottenere. Spesso, per arrivare a un obiettivo finale, serve anche pensare a obiettivi intermedi: piccole mete più circoscritte che rendono il percorso chiaro e affrontabile.
Poi c’è M come Misurabile. Un obiettivo misurabile ti permette di capire se stai facendo progressi o se ti stai raccontando che “sta andando bene” solo perché sei impegnato. Non significa ridurre tutto a numeri freddi, significa darsi un criterio oggettivo. Se non puoi misurarlo in qualche modo, rischi di non sapere mai quando sei vicino, quando sei lontano e quando hai davvero raggiunto il risultato.
La terza lettera è A come Achievable, cioè Raggiungibile. Qui il punto è la fattibilità. Un obiettivo può (e deve) essere ambizioso, ma non deve essere scollegato dalla realtà. Se ti dai un traguardo che richiede risorse, competenze o tempo che non hai, l’effetto non è motivazione: è frustrazione. In questi casi, la mossa intelligente è spezzare l’obiettivo in passaggi più piccoli, specifici e misurabili, così da costruire un avanzamento realistico “un passo alla volta”.
La quarta lettera è R come Rilevante. È la domanda più sottile, e spesso la più ignorata: questa cosa mi sta portando davvero nella direzione che ho scelto? Un obiettivo rilevante è coerente con il tuo percorso, con la tua strategia, con la tua identità professionale. Serve a evitare quel fenomeno comunissimo in aziende e studi: fare tante cose “anche sensate”, ma troppo scollegate, e alla fine scoprire che non sommano davvero verso un risultato. La rilevanza è ciò che protegge dal disperdere tempo, energie e risorse.
Infine c’è
T come Tempo definito. Un obiettivo senza tempo resta appeso. Rimane sempre “da fare”, e quindi spesso “non si fa”. Stabilire una scadenza ragionevole aiuta a programmare, a mantenere un ritmo e anche a sostenere la motivazione. E se alla scadenza non ci sei arrivato, non è la fine del mondo: è un momento utile per capire cosa non ha funzionato, correggere la rotta e scegliere un obiettivo più realistico o un piano migliore.



